Economia e fede ( se non per fede…per convenienza…)

Riceviamo e con piacere pubblichiamo.

Se per il grande Alberto Sordi il problema della fede si risolveva con la semplice battuta “ hai visto mai ???…” per indicare che Credere è gratis e la speranza di una felicità eterna che si conquista con la nostra morte è un sogno “regalato” da Dio a tutti gli esseri umani di buona volontà, allora può essere certamente meno complicato di ciò che si potrebbe immaginare accostare la fede all’economia.

Certamente l’Albertone Nazionale ( di cui ovviamente non vogliamo minimante valutare la sua “Cristianità”) è stato uomo di grandissimo spessore e “dignità” assoluta. Così come “insegna” la fede cristiana che pone al centro del “tutto” l’uomo possessore di “dignità” assoluta e non negoziabile. Dignità ed etica morale. Questa la strada per il Cristiano. E questa la strada “obbligata” per  l’economia. Occuparsi di “sostanza e materialità” ma sempre nel solco dell’equità e dell’amore.

Non è consentita , non dovrebbe essere consentita, alcuna scorciatoia o compromesso. Perché quando sostanza e materialità prendono il sopravvento nella vita dell’uomo, prevaricano , di fatto annientandola, non solo sulla fede ma, anche e soprattutto su Dio, arrivando in tal modo alla pervicace compromissione dell’animo umano .

Il processo corruttivo della sostanzialità terrena , liberatosi quindi dalle “zavorre” dell’etica e dell’amore, trionferebbe relegando la figura di Dio nello scomodo “ghetto” del sempre soddisfacente “autoassolvimento” e della possibilità, comunque e sempre, di una redenzione di la da venire ed in ogni caso , il più delle volte, solo una volta giunti in vista del “traguardo finale” esistenziale. .

Avendone il tempo, ovviamente…..!!!

L’economia deve essere al servizio del “benessere” universale. Produrre cioè beni e servizi in grado di soddisfare in maniera equa i bisogni di tutti gli uomini. L’economia non può e non deve prescindere dall’ottimismo dell’amore e dal rispetto dei limiti della condizione umana se intende operare in maniera giusta ed eticamente corretta. In questo senso la “solidarietà umana” diventa non un obbligo cui dover ottemperare ma, semplicemente, un naturale gesto di misericordia universale.

Il concetto di “proprietà” o quantomeno di “possesso” dei beni è assolutamente legittimato dalla Fede. La terra è stata consegnata da Dio agli uomini perché tutti godessero dei suoi frutti. Ed è l’economia che sovrintende all’equa ripartizione delle risorse tra gli uomini. Ma l’economia deve saper essere “dignitosa ed etica”. Ecco perché ritengo che l’educazione alla fede sia addirittura propedeutica se non imprescindibile, rispetto all’educazione economica.

Nel mondo scout , il metodo educativo AGESCI, tende ad accompagnare le giovani ragazze ed i giovani ragazzi alla “partenza”. Al momento cioè in cui, conclusa la fase adolescenziale , saranno tenuti a  “prendere decisioni e fare scelte”. Il più possibili CONSAPEVOLI. La progressione personale attraverso le fasi della scoperta, della competenza e della responsabilità è finalizzata alla conoscenza di Dio, dell’amore e del mondo. Scegliere di fare del proprio meglio affinchè “con l’aiuto di Dio” si possa sempre compiere il proprio dovere nei confronti del proprio Paese e di aiutare tutti gli uomini in ogni circostanza è l’impegno solenne che assume lo scout. Ma è certamente l’impegno che dovrebbe costituire  la via maestra per la vita di ciascuna donna e ciascun uomo ospite di questo mondo.

La fede indica la strada del bene e della morale. Ma anche il rapporto tra economia e morale è assolutamente indispensabile ed indissolubile. Produrre beni e servizi materiali ma non perdendo mai di vista l’etica sottostante alla stessa produzione. Coniugare la massima efficienza produttiva possibile nel rigoroso rispetto dell’equo sviluppo della solidarietà umana.

Ma chi fa economia ? L’economia è realizzata da chi fa impresa. Da colui o coloro i quali servono “il benessere universale” producendo i beni ed i servizi materiali. Ma non solo. Essi organizzano e gestiscono il patrimonio più importante, sacro, delle loro aziende : gli uomini. Ecco allora che il compito e le attività degli imprenditori non può non essere strettamente collegato, indirizzato secondo i valori portanti della fede: dignità ed etica.

La legittima logica del profitto non può e non deve prevalere su quella del rispetto assoluto delle persone. Mai ed in nessun caso. La “grandezza” dell’imprenditore si valuta anche e soprattutto dalla sua capacità di “far profitto” creando ricchezza e benessere, se non felicità,  per se stessi e per gli altri. Primi fra tutti le persone che lavorano nelle proprie imprese. Che del resto poi, a considerar bene, un’economia finanziaria ed un’impresa fine a se stessa , chiusa solo ed esclusivamente nell’alveo più che ristretto di una logica autoreferenziale e di miope attenzione solo al profitto personale, contrasterebbe anche con le ragioni stesse della loro esistenza : servire l’economia reale . E quindi, e senza retorica, contribuire al benessere ed al progresso delle persone e dell’umanità.

Scriveva Luigi Enaudi: “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli.E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se cosi non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi”.

Carlo Maletta

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