Elezione del Parlamento: cosa ci si potrà aspettare dal voto del 4 marzo?

Cosa ci si potrà aspettare dal Parlamento che sarà eletto dagli italiani il prossimo 4 marzo?

E’ una domanda alla quale riesce difficile dare una risposta, ma che tanti si fanno, visto lo spettacolo desolante al quale si è assistito per la individuazione dei candidati e che ha accomunato tutti i partiti e coalizioni che hanno espresso candidature.

Tanti italiani si aspettavano uno scatto d’orgoglio della classe politica che finalmente pensasse agli interessi della collettività ma, ahimè, anche questa volta solo una grande illusione!!

I partiti e gli aspiranti candidati hanno vissuto un periodo di grandi fermenti, incontri a ripetizione, abboccamenti, strategie per creare aggregazioni, un lavorio, più o meno sommerso e, purtroppo, anche squallido, che ha agitato tutti i soggetti coinvolti; aspiranti candidati che hanno bussato alla porta di tutti i partiti cercando un posto in qualche lista, magari il più possibile sicuro; gente che ha cambiato casacca senza pensarci due volte, rinnegando il partito di appartenenza, pur di ottenere una candidatura; partiti che pur di accaparrarsi candidati di grosso peso elettorale hanno candidato personaggi storicamente avversari; tecnici prestati alla politica che, una volta al potere, hanno assaporato i piaceri e benefici che da il potere e hanno deciso di candidarsi, anche loro bussando qua e là; si è parlato anche di candidature concesse dietro versamento di grosse cifre; insomma è successo di tutto e di più; ciò, ovviamente, è sintomatico che tutti, partiti e candidati, non hanno pensato certamente all’Italia, ma solo ai loro interessi. Certamente in tutto questo si è pensato solo a trovare i candidati di peso elettorale, garantire una candidatura, il più possibile blindata e, naturalmente, senza pensare a programmi e progetti, ma solo a candidarsi e cercare di vincere, costi quel che costi.

Alla fine ci siamo ritrovati, sia pure con qualche eccezione, con tanti vecchi tromboni e vecchie cariatidi, che da anni imperversano sugli scanni del parlamento o di altri enti e che ben poco hanno fatto per l’Italia e gli italiani, ma certamente tanto hanno fatto per loro e per i loro amici e commensali. Ci sono pure le new entry, ma tra queste ci sono figli, mogli, nipoti e fidati amici dei vecchi tromboni che hanno fatto finta di mettersi da parte, pensando, poi, di continuare, dietro le quinte, a gestire il potere tramite i loro candidati; ci sono poi tecnici chiamati a far parte di organi politici che avendo goduto dei benefici che da il potere hanno pensato bene di candidarsi bussando alle varie porte per avere una candidatura; poi ci sono tante scelte calate dall’alto, con persone candidate in territori diversi da quelli di provenienza e che forse neppure conoscono, ma che servono solo ad assicurare ai vari big della politica collegi sicuri.

Insomma, è innegabile lo scoramento di tanti per la pochezza del quadro politico che è sicuramente di basso profilo, salve le dovute eccezioni. Qualcuno ha rappresentato l’urgenza di intraprendere qualche iniziativa, memori di una tradizione di cattolicesimo democratico e di cattolicesimo sociale che ha lasciato un’importante eredità in Italia. Ma queste iniziative hanno più un sapore nostalgico, anziché ripensare in forme nuove l’azione politica in modo operativo e costruttivo.

Dopo questo squallido spettacolo si è passati nel vivo della campagna elettorale, ma come al solito, il copione è stato sempre lo stesso. Programmi e progetti rispolverati dai cassetti, tanto non è cambiato nulla dall’ultima campagna elettorale: lavoro, economia, sviluppo, infrastrutture, turismo, agricoltura, riduzione delle imposte, aumento salari, pensioni, ecc., insomma promesse a non finire, ma come ben sappiamo, non realizzabili, perché alla fine, c’è l’impatto con bilancio il cui limite di spesa è invalicabile.

Ognuno pronto ad attaccare l’avversario andando a scovare non solo nella vita politica, ma anche personale degli avversari, per gettare discredito e far perdere la loro credibilità; ognuno si proclama differente dagli altri, ma senza veri programmi, niente progetti, ma solo accuse e critiche; c’è chi si ricorda che esiste l’etica sbandierando di averla messa in campo nel suo operare; poi c’è chi si riscopre cristiano e parla di difesa dei poveri, di tutela della famiglia e delle fasce deboli, ma, ovviamente, sappiamo che sono solo parole per accattivarsi le simpatie di quella grossa fetta di italiani che praticano la religione. Così, come al solito, ogni schieramento ha criticato quello opposto ( qualcuno dimenticando che fino a qualche giorno addietro faceva parte dell’opposta squadra), ognuno ha attribuito all’altro le colpe dei malesseri della società; candidati in massa nelle strade a distribuire abbracci, strette di mano; fantomatiche associazioni  compaiono per organizzare convegni, incontri su le più disparate materie con il solo scopo di sponsorizzare qualche partito o candidato e, poi, i soliti infestanti manifesti, i comizi, e ovviamente in nuovi mezzi di comunicazione e i vari social, watsapp, facebook ecc. Ma, in sostanza, abbiamo assistito ad una campagna elettorale con scarni contenuti e tante promesse.

Questo è stato l’argomento di attualità, i giornali hanno riempito le pagine con notizie a riguardo.

Ma forse gli italiani questa volta, si aspettavano qualcosa di diverso; forse speravano che la classe politica, rinsavendo, potesse mirare a definire, prima  di pensare ai candidati con i quali vincere, reali programmi e progetti politici seri, concreti e realizzabili su cui trovare consensi e su cui misurarsi con gli elettori per cercare di realizzare le tante cose che da anni aspettiamo, che ad ogni elezione vengono ritualmente promesse, ma sistematicamente non realizzate e  che, se non ci sarà una vera inversione di rotta, continueranno a rimanere vane speranze.

Infatti, prima dovrebbero venire i programmi, basati sulle concrete esigenze della nostra realtà e poi, costruito il consenso su questi programmi, occorrerebbe trovare i candidati in grado di realizzarli. Peraltro, quando qualche politico attento ha cercato di parlare di programmi è stato ignorato e tutti hanno continuato a pensare solo a cercare voti alle vecchie maniere.

Insomma il copione è stato sempre lo stesso. Alla fine che affidabilità possono dare questi partiti e questi candidati che hanno rincorso solo le loro candidature e non certo hanno a cuore gli interessi della collettività? E con chi potremo prendercela visto che il nuovo sistema elettorale, sicuramente per niente democratico, non lascia spazio all’elettore per la scelta dei candidati che vengono propinati dai partiti. Non c’è dubbio che il livello politico è scaduto ed è molto basso, frutto di una politica ( si fa per dire) divenuta sempre più debole a causa dell’inesistenza di veri partiti ed ideologie.

Ma è questa la politica, nel senso più autentico del termine, o quella che oggi chiamiamo politica è tutt’altra cosa? Sicuramente la politica, quella vera, è ben altra, è diversa da quella che oggi subiamo, frutto delle degenerazioni accumulatisi nel tempo.

Il termine politica, sappiamo, deriva dalla parola greca pòlis, che significa città organicamente costituita e non somma di interessi particolari. La pòlis è il luogo idoneo alla dimensione compiuta dell’esistenza. I greci vedevano nel vivere “politico” l’essenza della vita. La politica, dunque, nasce dall’uomo e si rivolge all’uomo per realizzare il bene comune, la qualità della vita di ogni essere umano, un bene che, essendo comune, non è di alcuni, ma universale. “Il bene comune – ha affermato Giovanni Paolo II – per essere veramente comune, deve essere in rapporto diretto con l’intera società” Il bene di tutti e quello di ciascuno si determinano l’un l’altro senza assorbirsi. Per realizzarsi il bene comune bisogna tenere presenti i principi di sussidiarietà e di solidarietà. Ed il bene comune è realizzabile solo con il partecipare alla vita politica, ogni individuo ha l’obbligo di parteciparvi per dare il suo contributo al perseguimento del bene comune.

Per realizzare il suo fine, la politica si serve del potere politico. La politica comporta certamente la ricerca, la conquista e l’esercizio del potere. Tuttavia, il potere non può essere l’unico elemento della politica. Il potere è necessario per orientare gli sforzi e gli interessi svariati verso un obiettivo comune. Il potere deve essere solo un mezzo per il raggiungimento del bene comune e di ciò in cui il bene consiste: l’ordine, la giustizia, l’affermazione ed il godimento dei diritti, il mantenimento della pace, della concordia sociale.

Se si stravolge il rapporto persona-società, il concetto di bene comune perde la sua valenza e la politica si riduce a ricerca e conservazione del potere. In tal modo, agire politicamente significa solo aspirare al potere, lottare per il potere, vivere per conquistare il potere, snaturando, come oggi spesso accade il vero senso della politica. Il potere politico non può essere a beneficio delle persone che lo esercitano, ma a beneficio della comunità e di tutti i membri che la compongono. La vera politica è, infatti, chiamata per sua natura a creare una società giusta, ad eliminare le condizioni che creano condizioni di disuguaglianze ed ingiustizie.

Ma sarà possibile fare in modo che il potere politico sia usato sempre per il bene comune o, ormai, è solo una utopia? Ormai nel sentire comune si connota la politica e chi fa politica ad aggettivazioni negative. Politica sembra essere sinonimo di affari, clientele, potere esercitato per fini personali o di gruppi. Per fortuna non è sempre così, ma tanti che potrebbero veramente dare un contributo per il bene comune prendono le distanze e preferiscono non occuparsene. Certamente la politica come esercizio del potere, è soggetta alla tentazione ed al rischio dell’abuso, della corruzione e del tornaconto. Ma la tentazione ed il rischio non tolgono dignità e valore, tanto meno consentono disimpegni e fughe.

Le accuse di arrivismo, di idolatria del potere, di egoismo e di corruzione non infrequentemente sono rivolte agli uomini della classe politica; come pure l’opinione diffusa che la politica sia un luogo di necessario pericolo morale, non giustificano minimamente né lo scetticismo, né l’assenteismo per la cosa pubblica. Anzi, quella sana e laboriosa parte della nostra società, tutti gli uomini di buona volontà, che quotidianamente con il loro lavoro, in silenzio e con dignità, mandavano avanti la nostra terra devono ancor di più sentirsi impegnati per il bene comune ed assumersi la responsabilità di lavorare di più per realizzarlo: Occorre, ora più che mai, una inversione di rotta, ma non quella che sentiamo proclamare nei comizi elettorali, ma quella vera e reale che porti finalmente l’Italia e le regioni del Sud, in particolare, ad uscire dalla disoccupazione, dalla miseria, creando servizi, infrastrutture, riuscendo con i fatti a competere con le altre regioni più avanzate.

La politica deve tornare ad essere servizio per la collettività, questo vale a livello nazionale, ma deve valere ancora di più per le regioni del sud se vogliono uscire fuori dall’isolamento e dell’emarginazione sociale ed economica. Una sana politica dovrebbe considerare il Sud come risorsa e non come la palla al piede dell’Italia.

E’ su questi temi che bisogna confrontarsi, aprire dibattiti con le sane forze, e sono tante le componenti positive, individuare le priorità, le strategia per soddisfare i bisogni e, poi, individuare le persone, con una attenta selezione, che possono realizzare questo obiettivo. Non sarà facile, ma con la buona volontà è possibile. Se, invece, continueranno i rituali in atto, allora le speranze saranno ancora deluse e la nostra cara terra i nostri figli ne pagheranno  le conseguenze irrimediabili. Non è più tempo di credere a questo o quell’altro leader improvvisato, a chi improvvisamente decide di scendere in piazza e chiedere consensi per cambiare le cose; occorre, invece, che gli uomini di buona volontà prendano atto di questo stato di cose e abbiano il coraggio di cambiare e far cambiare rotta a questa gente che ha tutt’altri propositi, convertendo l’impegno di ognuno in politica come esercizio di carità verso la comunità e con lo sguardo rivolto in avanti, senza rievocazioni nostalgiche di altri tempi, ormai passati.

Occorre investire in cultura, approfondimento, sensibilizzazione, combattere la superficialità e la banalizzazione con le quali oggi si stanno affrontando i problemi. Certo il percorso è lungo, ma se ci sarà una presa di coscienza collettiva, seria, concreta, operativa, si potrà anche orientare questo parlamento che uscirà dal voto del 4 marzo. Non sarà facile, visti i tanti vecchi tromboni della prima e seconda repubblica che hanno riempito le liste, ma anche i tanti che si dicono nuovi ma che hanno ben appreso i vecchi sistemi.

C’è, purtroppo, da tenere conto anche degli effetti di questa nuova legge elettorale che potrà portare ad una composizione delle Camere del tutto frazionata e frammentaria, con seri problemi di governabilità. E poi cosa potranno fare quei pochi candidati, che pur ci sono, onesti e operosi, se verranno eletti, di fronte ad una moltitudine di vecchi tromboni e di arrivisti e affaristi? Occorre, ora più che mai, un vero scatto d’orgoglio pensando ai nostri figli e al loro futuro, organizzarsi sin d’ora, ad ogni livello, facendo emergere forze sane che abbiano il coraggio di mettere alle strette questa gente, facendogli sentire il nostro fiato addosso e pensare a progetti e riforme serie che possano dare una vera svolta all’Italia e al Sud.

Occorre, quindi, organizzarsi per non subire in futuro altre illusioni e fare in modo di affrontare in positivo le sfide che ci aspettano, senza far venir meno la fiducia e abbandonando il pessimismo corrosivo che attraversa i nostri pensieri e il nostro agire. Occorre combattere e neutralizzare quei maghi oscuri ( i novelli Voldemort) che operano nell’ombra e mistificano la realtà, creando solo illusioni. Non sarà facile, ma dovremo mettercela tutta; non possiamo permettere che chiunque occuperà gli scranni del Parlamento continui a pensare solo al soddisfacimento dei suoi bisogni e alla difesa di ciò che si è conquistato; basta con queste logiche e dovremo essere noi a dire basta con forza e determinazione, creando movimenti di opinione e gruppi che sappiano fare proposte concrete e sappiano orientare chi ci governa facendo scelte giuste.

La nuova politica deve affrancarsi dalla vecchia politica arrogante e prepotente, caratterizzata da inciuci,  malaffare, voto di scambio, oltremodo litigiosa e inconcludente, dove tutto ruota su interessi ed egoismi personali, dove non si muove foglia e non si mette un mattone se non c’è il tornaconto personale di qualcuno, dove si specula sui bisogni della gente invece di agire e operare per creare servizi per collettività.  Questa pseudo  politica va combattuta e isolata e occorre, invece, dare valore ad una sana politica vissuta come servizio alla popolazione che non va mortificata ma ne va favorita la crescita sociale e culturale, favorendo condizioni di sviluppo economico.

E’ più che mai importante costruire un sistema di gestione delle istituzioni pubbliche basato su valori, principi etici, morali, civili e culturali che la classe politica attuale difficilmente può garantire. Intanto votiamo, cercando di individuare le liste dove ci sono candidati e candidate più affidabili ( che pur ci sono); no all’astensionismo, faremmo votare gli altri per noi; no al voto di protesta, occorre invece piena consapevolezza del voto che esprimiamo. Poi, anzi, subito, occorre organizzarsi per gettare le basi di un futuro diverso, e dare un duro colpo alla malapoitica. Infatti, il 4 marzo non deve essere un punto di arrivo, ma un punto per una fiduciosa ripartenza per portare avanti una vera sfida di rinnovamento e promuovere un sistema virtuoso per costruire un futuro e una società diversa, facendo rinascere la vera politica.

Ma ormai ci siamo e tra qualche ora sapremo cosa ci aspetta!!

Luigi Bulotta

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