Elezioni regionali in Calabria: intervista a Gianluca Gallo, capolista di Forza Italia alla Circoscrizione Nord

Domenica 26 gennaio, in Calabria si voterà per la elezione del Presidente e del Consiglio regionali. Siamo, ormai agli ultimi giorni di campagna elettorale, tutti i candidati sono in giro nei vari Comuni calabresi per cercare consensi. Vogliamo intervistare qualche candidato per consentirgli di esprimere le loro opinioni ed i loro intendimenti su alcuni argomenti che riteniamo importanti in questo momento. Il nostro giornale è comunque sempre disponibile ad ospitare contributi e interventi di chiunque intenda scriverci.

Cominciamo con Gianluca Gallo, consigliere regionale uscente di quest’ultima legislatura, un giovane da tempo impegnato in politica, sempre attento alle varie problematiche che affliggono la Calabria.

Nato a Roma il 22 Novembre 1968, da sempre vive a Cassano Ionio. Ha conseguito la maturità classica col massimo dei voti ed a seguire, all’età di 23 anni, la laurea in giurisprudenza, ottenendo l’abilitazione alla professione forense e l’iscrizione all’Albo degli Avvocati presso il Tribunale di Castrovillari nel 1994.

Avvocato, sposato e padre di due figli, alla fine degli anni Ottanta è stato tra gli animatori del Movimento giovanile democristiano, in cui ha ricoperto incarichi a livello locale, provinciale e regionale che lo hanno poi portato, nel 1992, ad entrare nel Comitato regionale del partito. Scomparsa la Dc dal palcoscenico politico italiano, è rimasto tuttavia nel solco del cattolicesimo popolare tra le file del Cdu prima e, a seguito del processo di fusione col Ccd, dell’Udc dopo. Agli incarichi di partito si è aggiunta, nel 1998, l’elezione nel Consiglio comunale di Cassano allo Ionio, città della quale nel 2004 è stato eletto sindaco, rimanendo alla guida del Comune per cinque anni e conquistando la rielezione nel 2009 al primo turno, con il 70% dei consensi.

Nel 2010 è entrato nel Consiglio regionale della Calabria, eletto con più di 5.000 voti nella circoscrizione Nord-Cosenza, e è stato dapprima presidente del Comitato regionale di controllo contabile, quindi presidente della IV Commissione “Assetto ed utilizzazione del territorio, protezione dell’ambiente”.

Alle elezioni regionali del 2014 ha riportato 6.527 voti. Attualmente in Consiglio regionale ricopre l’incarico di presidente del gruppo consiliare “Casa delle Libertà”. Il 6 Aprile 2019 è stato eletto coordinatore provinciale di Forza Italia a Cosenza.

Alle imminenti elezioni regionali del 26 Gennaio 2020 è candidato da capolista nella lista di Forza Italia, nella circoscrizione Nord.

Lei è da anni che svolge ruoli politici, prima come sindaco di Cassano allo Ionio, poi come consigliere regionale, ed ha avuto ed ha vari incarichi di partito. Purtroppo, l’opinione pubblica si è ormai fatta un brutto concetto della politica e soprattutto noi calabresi siamo rimasti molto delusi delle persone a cui si è data fiducia ad ogni elezione regionale, come è successo anche per le legislature guidate dalla coalizione di cui Lei fa parte e come quella che si sta per chiudere. Sempre tante promesse: lavoro, sanità, servizi, infrastrutture, sempre disattese ma che vengono riproposte ad ogni campagna elettorale. Cos’è per Lei la politica e cosa potrà fare di diverso e di concreto, se il Suo partito e la Sua coalizione dovessero vincere le elezioni, come alcuni sondaggi danno per scontato?

La gente non la si illude con le parole: la si rispetta dando esempi concreti. L’unica promessa che mi sono concesso, nella mia vita, è quella dell’impegno nella risoluzione dei problemi, nella definizione delle prospettive, nella tutela del dialogo con i cittadini. Confido che questi criteri saranno trasfusi in concretezza anche dalla coalizione di centrodestra, se premiata dal voto, come i sondaggi annunciano. La candidata presidente Santelli ne ha già dato prova, confermando di voler passare dal modello dell’uomo solo al comando a quello di una squadra che della collegialità e della concertazione anche col territorio faccia la sua stella polare. Mi pare un cambio di impostazione al quale confido i calabresi vorranno concedere un’opportunità: il passaggio dall’io al noi è fondamentale, e non solo in politica, per la rinascita della nostra terra.

Quali sono gli impegni che intende prendere con i calabresi e quali le battaglie che vorrà portare avanti in Consiglio regionale? 

Credo che su lavoro, sanità e infrastrutture, senza trascurare ambiente e cultura, bisognerà improntare ogni azione. Le emergenze sono tante, e la mancata approvazione del bilancio di previsione da parte della giunta di centrosinistra, unitamente alle censure mosse dalla Corte dei Conti ed alle quali si dovrà necessariamente far fronte, ipotecano una fetta rilevante di futuro. Non sarà consentito programmare, non da subito almeno, ma in caso di vittoria nelle urne faremo l’impossibile per garantire ai calabresi un passaggio straordinario: il ritorno alla normalità.

La piaga della Calabria, lo sappiamo tutti, è la’ndrangheta: fiumi di parole si fanno contro questo pervasivo fenomeno, ma continua il malaffare e i legami tra politica e mafia persistono, nonostante tanti arresti, come avvenuto di recente. Lei ha affermato in una intervista, in occasione della manifestazione di Catanzaro, che la ‘ndrangheta non è solo un fenomeno calabrese, ma nazionale – io aggiungerei anche internazionale – e che non bisogna lasciare Gratteri da solo: cosa farà Lei da consigliere regionale per non lasciare Gratteri da solo e cosa consiglia ai cittadini di fare?

Vorrei rispondere citando un esempio alto e luminoso: quello del Beato Pino Puglisi. Il primo martire di mafia non è stato un eroe antimafia nell’accezione comune di questo termine, ma un sacerdote straordinario, che lontano dai riflettori e dalle luci della notorietà ha combattuto le cosche nella quotidianità sul piano dell’educazione, della coerenza, dell’impegno. Puglisi ha insegnato che contro le mafie si può fare molto se tutti fanno ciò che sono chiamati a fare. Da qui il senso del mio invito: magistrati come Gratteri, ai quali vanno riconoscenza e stima per ciò che fanno, hanno bisogno di non essere lasciati soli nel loro lavoro, ma di essere affiancati da gente che faccia la propria parte nel proprio ambito, nel proprio ruolo. E per quanto mi riguarda, proverò a far ancor meglio ed ancor più ciò che ho sempre fatto: intendere e praticare la politica con spirito di servizio, come strumento per dare risposte alle esigenze della comunità. La linea di demarcazione è chiara: ciò che va contro la legge, ciò che non si ispira ai criteri della giustizia sociale, non può trovar spazio nell’attività di un legislatore. E per me questa è la bussola.

Uno dei grossi limiti che ha la Regione Calabria è l’organizzazione amministrativa e l’apparato burocratico, con incarichi dati spesso non per valorizzare il merito e le professionalità che pur ci sono, ma per premiare l’appartenenza politica. Per cui a posti di responsabilità sono stati messi gli amici e gli amici degli amici che, alla fine hanno fatto danni anche a chi li ha messi. Penso che una buona classe politica che sappia programmare seriamente e concretamente, abbia bisogno di un apparato amministrativo serio e qualificato in grado di supportare adeguatamente le scelte politiche e darne esecuzione. Ad ogni legislatura le varie amministrazioni che si sono succedute rifanno l’organizzazione, ma alla fine, si è visto, si cambia tutto per non cambiare niente, o meglio pare che si cambia solo per spostare dirigenti e dipendenti non graditi politicamente da una parte all’altra, senza mai pensare a una seria organizzazione mirata a far funzionare  i servizi e dare risposte ai cittadini in tempi ragionevoli, provvedendo ad una continua e valida formazione e aggiornamento del personale a tutti i livelli. Lei cosa farebbe per dare un assetto serio e funzionale alle strutture della Regione? 

Tutto vero. Ma sul punto mi sento di condividere un pensiero espresso nei giorni scorsi in un’intervista di monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Cec ed arcivescovo di Catanzaro: se vi sarà buona politica, per come avviene dove vi è buona politica, anche la burocrazia avrà un altro volto. E sarà probabilmente, nella peggiore delle ipotesi, un volto normale come la Calabria alla quale tutti ambiamo.

La Delegazione calabrese del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale ha nei giorni scorsi inviato una lettera a tutti i candidati cercando di sensibilizzarli ad orientare veramente la politica come servizio al bene comune, e non al clientelismo e malaffare, auspicando il rispetto delle regole nello svolgimento delle proprie funzioni, per creare finalmente le condizioni, per la Calabria e i calabresi, che si possa realizzare un futuro diverso. Se ha letto questa lettera cosa ne pensa e, comunque, cosa intende fare per dare speranza di un futuro diverso alle nuove generazioni senza costringerle ad abbandonare questa nostra terra?

Ho letto, e per gli impegni di campagna elettorale non ho trovato il modo di esprimere pubblicamente la mia convinta adesione a quegli ideali e proposte che, come credo sarà venuto fuori da alcune mie risposte, rappresentano il substrato profondo del mio bagaglio culturale politico. Rimedio qui, adesso, manifestando la piena condivisione dei contenuti di quella iniziativa augurandomi, tuttavia, che essi non restino un passo senza seguito: i cattolici, come gli uomini e le donne di buona volontà, sono chiamati a non lasciarsi ammaliare dalle sirene del disimpegno ed a scendere in campo. L’ora grave di un mondo impegnato in una transizione tra ciò che non è più e ciò che non è ancora lo impone. Se non ora, quando? L.B.

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