Essere classe dirigente , idee per tornare a vivere

Riceviamo e pubblichiamo

Giorni  sospesi e inquieti, che costringono ad una riflessione oltre le vicende personali e si concentri, piuttosto, sulle  condizioni “sociali” della comunità di cui si è parte.

La pandemia ha messo a nudo le fragilità del sistema Italia nelle sue articolazioni centrali e periferiche.

Chi vive in Calabria ed è consapevole delle strutturali criticità sanitarie, sociali, imprenditoriali e culturali, si è potuto concedere qualche preoccupazione in più.

Preoccupazione, perché non si intravedono le capacità progettuali, la visione strategica, le sinergie da mettere in campo nell’unico interesse dei territori.

E’ il momento di riscattare il nostro regionalismo asfittico, pietoso e inconcludente mettendo in campo le migliori competenze ed energie per risollevare le sorti di questa terra.

Una rinascita collettiva, accompagnata dall’Ente Regione, che coinvolga i piccoli borghi fino alle grandi città, le parti sociali, l’impresa, il volontariato. Mettendo in rete quelle forze che consentono di superare l’inerzia progettuale – acuita anche dalla crisi di rappresentatività dei partiti politici – che di fatto ha bloccato la nostra società.

La pandemia, come ogni momento di crisi, ha fatto emergere l’inderogabile necessità di avere una classe dirigente, pubblica e privata, culturalmente preparata, competente, generosa. Dedita all’esclusivo interesse della comunità nella quale vive ed opera.

Essere classe dirigente vuol dire avere visione strategica, competenza, capacità di assumersi delle responsabilità e offrire soluzioni.

L’irrilevanza di un territorio è sempre il frutto di  una classe dirigente inadeguata che, in forza del proprio ruolo, determina ogni aspetto della vita sociale.

La vera ricchezza di un Paese è rappresentata dal  “capitale umano”, che – sia nelle organizzazioni pubbliche che  private – deve essere formato e selezionato secondo il criterio del merito e delle competenze.

Occorre mettere in campo una nuova e dinamica classe dirigente che sappia utilizzare le risorse economiche che dalla UE e dal Governo centrale saranno messi a disposizione dei territori per dare sostegno alle politiche economiche, sociali ed ai servizi che dovranno tutelare le persone più fragili.

La crisi economica generata dalla pandemia, ha aggravato quelle situazioni di povertà e disagio, a cui sarà necessario offrire risposte immediate e strutturate nel tempo, attivando un sistema di welfare efficiente per quanti sono esclusi dall’accesso ai servizi fondamentali, anche a causa dei ritardi nell’attuazione della riforma dei servizi sociali disciplinata con Legge nazionale n.328/2000 e ripresa dalla Legge Regionale n. 23 del 2003.

La speranza è che il nostro territorio, purtroppo privo di un tessuto produttivo industriale sappia almeno rafforzare, attraverso le politiche sociali, quel settore dei “servizi alla persona” oramai di vitale importanza per ampie fasce di calabresi.

Avendo ben presente che la crescita dei servizi socio-assistenziali, se da una parte garantisce migliori condizioni di vita, può dall’altra parte offrire significative opportunità di lavoro.

E’ necessario pensare ad un organico Piano per lo Sviluppo della Calabria che sappia coniugare investimenti (infrastrutture, salute, scuola ecc.) e spesa corrente capace di attivare politiche di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà, recuperando il lungo ritardo della riforma del welfare e riscattando cinquanta anni di regionalismo mediocre.

Alla   politica il compito di effettuare scelte responsabili e virtuose.

Occorrerà mettere in campo impegno e tenacia, ma ne sarà valsa la pena.

Silvia Marino

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