Il lockdown in Calabria, un altro danno e un’altra beffa per i calabresi, regalo dei politici che ci hanno governato e che ci governano: sarebbe ora che vadano TUTTI A…..CASA

La Calabria si è svegliata stamattina in zona rossa e in pieno lockdown, al pari del Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta, con tutte le limitazioni previste alla libera circolazione dei cittadini dall’ultimo DPCM del presidente Conte. Sarà stata, come alcuni dicono, una scelta solo politica? In ogni caso è un ulteriore danno ed un’ulteriore beffa per i calabresi e per chi ha dovuto, e sono tanti, abbassare le serrande e sospendere le attività con tutte le conseguenze sul piano produttivo ed economico, mettendo sul lastrico lavoratori e famiglie.

Una Calabria che ancora incassa colpi su colpi, subendo ogni sorta di situazioni inverosimili ma purtroppo vere, che la portano sempre in coda ad ogni classifica, ma che non sa reagire adeguatamente, in modo radicale e deciso contro chi è stato e chi è la causa di tutto questo, cioè la politica o meglio da un lato la classe politica che per anni, anzi decenni, ha imperversato e imperversa in questa terra, affossandola sempre più, dall’altro i Governi che si sono succeduti ignorando i bisogni reali e utilizzando la regione solo a scopo elettorale, innescando un processo che, al momento, sembra irreversibile.

La classificazione in zona rossa è il frutto di anni di malasanità, di un gestione affaristica e del tutto clientelare della sanità calabrese da parte dei vari politicanti che si sono succeduti nel tempo e che, indipendentemente dal colore politico ( destra, sinistra, centro, ecc. ecc.) hanno pensato solo a sfruttare le fondamentali strutture pubbliche preposte alla tutela della nostra salute, nostro bene primario che la Costituzione garantisce, solo come centro di potere e di affari su cui speculare e trarre profitti personali o dei vari gruppi che tempo per tempo hanno retto le redini di aziende sanitarie e ospedaliere.

I calabresi negli ultimi quindici anni hanno cambiato vari schieramenti politici, ma la musica è rimasta la stessa.  Le spese e il debito sanitario è aumentato, ma i livelli di assistenza sempre inadeguati. Anzi abbiamo avuto sperpero di denaro pubblico, con spese inutili, appalti malgestiti o meglio truccati, ospedali privi di manutenzione, con apparecchiature obsolete, concorsi pilotati per farli vincere agli amici e amici degli amici, per cui ci troviamo primari, medici, infermieri assunti non per meriti professionali, ma… altri meriti, messi in strutture, anche di particolare importanza, con le intuibili conseguenze sulla qualità e sicurezza delle prestazioni.

Nella sanità calabrese siamo abituati a vedere di tutto, succedono le cose più impensabili. Non ultima la notizia di ieri che a Vibo oltre 100.000 euro di donazioni destinati al Covid sono stati utilizzati per acquistare un ecografo di ultima generazione per l’urologia di Tropea che pare stia per chiudere. Ma nessuno vede, nessuno protesta, dov’è la politica, dove sono i politici, ma dove sono i cittadini che dovrebbero uscire ogni giorno in piazza e protestare?

L’assurdo è che questi bravi nostri politici, che non si vergognano di candidarsi  e noi continuiamo a votare, non hanno voce, sono sempre indifferenti a tutto, tranne quando cercano voti, sono bravi solo a promettere cambiamenti, scaricare le responsabilità sui loro predecessori, dimenticando che quando loro erano al potere hanno pure contribuito, e non poco, all’odierno sfascio. A costoro dovremmo in coro rispondere, con la nota frase del grande Totò: “Ma….mi faccia il piacere!!!” Non c’è dubbio, infatti, che tutti coloro che fino ad ora hanno occupato una poltrona pubblica, ai vari livelli, sono responsabili ognuno per la sua parte e dovrebbero solo tacere.

La sanità calabrese è, ormai, un vero fallimento, non sono serviti oltre dieci anni di commissariamento da parte del Governo nazionale, e questo fallimento, quindi, è colpa della politica locale che ha nominato manager inadeguati, con il sistema dell’amico e amico dell’amico, scegliendo persone addomesticabili ai voleri della politica, i cosiddetti yes man, disposti a tutto pur di stare al timone e percepire stipendi supersonici; è anche colpa del Governo nazionale che ha scelto commissari inadeguati ( il colmo è stato raggiunto con l’attuale) che non hanno saputo gestire il cambiamento pur dotati di specifici poteri, per cui si è andati sempre peggio, ma sempre per colpa di chi ai vari livelli ci ha governato e ci governa.

Tutto ciò ha determinato, la caduta a picco della qualità assistenziale sia in termini di assistenza medica che infermieristica, nelle strutture, nel vitto, nei servizi igienici. Chi può, si sposta fuori regione, non avendo fiducia e influenzato dalla percezione della inadeguatezza del sistema sanitario calabrese, per cui abbiamo una mobilità passiva pari a circa 57 milioni di euro. I pazienti vanno via per la sfiducia di partenza verso il sistema sanitario regionale e la mobilità passiva aumenta sempre più e incide per il 9% della spesa corrente mentre il 23% della spesa si perde per l’inefficienza.

Questo fallimento nella gestione della sanità calabrese ha provocato una caduta dei posti letto e dei beni strumentali ospedalieri ed una contrazione delle risorse umane. I livelli essenziali sanitari di assistenza (LEA) sono del tutto compromessi. Sono misurati da valori definiti, infatti lo Stato considera inadempienti le regioni che non raggiungono il punteggio di 160. Ebbene, la Calabria, che nel 2009 era a quota a  33, nel 2017 è passata a 137 e, quindi, ancora siamo lontani dal livello minimo. In una recente graduatoria sui LEA la regione Calabria è stata collocata al quart’ ultimo posto (su ventuno). Tra tutte le regioni controllate la Calabria precede la sola Campania, con un distacco di circa 5 punti percentuali (adempimenti L.E.A. Calabria al 58,9% contro il 53,9% della Campania, mentre la regione al primo posto, con il 92,2 % degli adempimenti, risulta essere la Emilia Romagna). Questi tristi dati, sono suffragati dallo sfasciume che avvolge la sanità calabrese, ma, guarda caso, per quanto riguarda il pagamento dell’IRAP e dell’IRPEF la Regione è al primo posto!!

Dov’era e dove è la politica, se di politica possiamo ancora parlare e se questi sono i frutti? Quali prospettive hanno i nostri figli? Non basta protestare, come si sta facendo in questi giorni, per il lockdown, occorre protestare e con grande forza e determinazione contro questa devastante politica che impera sulla nostra terra e sulla nostra testa a scapito della nostra pelle. Non serve fare ricorso all’ordinanza di Conte, non è la magistratura che deve risolvere i problemi bensì la politica, quella che una volta aveva la P maiuscola e che deve tornare in auge con persone oneste che riescano a cambiare registro seriamente nella gestione della sanità; non servono i prestigiatori e i maghi improvvisati per cambiare i dati sulle terapie intensive cercando di recuperare posizioni. Serve serietà, professionalità, onestà e senso di responsabilità da parte di chi svolge ruoli chiave nelle istituzioni.

Facciamo in modo, ma non sarà facile, che ogni partito candidi almeno il 50% di persone che non hanno avuto almeno negli ultimi dieci anni, incarichi politici di qualsiasi natura o che, comunque, non siano stati vicini a politici, insomma persone nuove e di alta e indiscussa moralità. Sappiamo dire a questa gente che nulla ha fatto, se non danni su danni: “tutti a casa”. Già questo sarebbe un grosso passo avanti.

Le prossime elezioni regionali, dovranno essere e sono sicuramente un momento importante per un cambio generazionale dei vertici politici e burocratici, mettendo ai posti di comando persone valide, serie e oneste e approfittiamo di questa occasione per mandare via questa classe politica che si è rivela inadeguata. Urge una mobilitazione generale della società civile calabrese, delle sane associazioni, dei vari movimenti e gruppi, degli uomini di buona volontà, di tutti coloro che hanno veramente a cuore le sorti della Calabria e si mobilitino con impegno e determinazione per far sentire la propria voce, la propria rabbia contro un sistema che imperversa da anni e di cui ne paghiamo le conseguenze sulla nostra pelle. Occorre vigilare, seguire, monitorare passo passo ogni cosa e farsi sentire, gridare, denunciare ogni abuso, ogni scelta non consona alla buona amministrazione e agli interessi della Calabria. Sarebbe l’ora di dire e ai nostri bravi politici che da anni imperversano, con la buona pace dei pochi uomini e pochissime donne che si salvano e che per fortuna ci sono, è meglio che gli altri vadano: “TUTTI A CASA“! Questo devono capire i calabresi!

Luigi Bulotta



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