Politica: servizio o affari?

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Il mondo della politica sta vivendo un periodo di grandi fermenti, sia a livello nazionale, che locale: incontri a ripetizione, abboccamenti, strategie per creare aggregazioni, sortite sulla stampa per cercare consensi o per mettersi in mostra; un lavorio, più o meno sommerso, che agita i partiti e non solo il PD lacerato da tante divisioni; in tanti comuni, poi, ci si prepara per le tornata delle elezioni amministrative e, anche qui, grandi manovre per costruire cordate e cercare di conquistare le ambite poltrone.

Ormai il consueto rituale pre-elettorale è iniziato e, purtroppo, sempre allo stesso modo. C’è la solita corsa alle candidature ed, in primis, quella alla carica di sindaco. Tanti sono i nomi di  quelli che, in modo più o meno palese, ambiscono alla candidatura e cercano consensi. Ma da una parte e dall’altra, a parte dichiarazioni, forse solo formali, sembra che non ci sia nulla di concreto. Ma, ormai, non si parla d’altro. Questo è l’argomento di attualità, i giornali riempiono le pagine con notizie a riguardo.

Ma forse gli italiani e, specie quelli del sud, questa volta, si aspettano qualcosa di diverso, forse sperano in uno scatto d’orgoglio della classe politica che, rinsavendo potesse mirare a definire, prima  di pensare ai candidati con i quali vincere, un programma ed un progetto politico serio, concreto e realizzabile su cui trovare consensi e su cui misurarsi con gli elettori per cercare di realizzare le tante cose che da anni aspettiamo, che ad ogni elezione vengono ritualmente promesse, ma sistematicamente non realizzate e  che, se non ci sarà una vera inversione di rotta, continueranno a rimanere vane speranze.

Prima dovrebbero venire i programmi, basati sulle concrete esigenze della nostra realtà e poi, costruito il consenso su questi programmi, occorrerebbe trovare i candidati in grado di realizzarli. Quando qualche politico attento cerca di parlare di programmi, nessuno lo sta a sentire e tutti continuano a pensare alle candidature ed alle strategie per vincere; molti, addirittura, sembra che facciano di tutto per perdere, servendo su un piatto d’argento la vittoria agli altri.

Ma anche in questa tornata, al momento, sembra la solita solfa, per cui si arriverà ad individuare i candidati attraverso compromessi, scelte calate dall’alto ed alla fine, quando le strategie spartitorie saranno concluse, si improvviserà un programma (tanto non è cambiato nulla e basta scopiazzare quelli precedenti, assicurando lavoro per tutti, sviluppo, servizi, ecc.) e, poi, a tutto spiano nella campagna elettorale con promesse, buoni propositi che si sprecheranno; ogni schieramento criticherà quello opposto, ognuno attribuirà all’altro le colpe dei malesseri della società; candidati in massa nelle strade a distribuire abbracci, strette di mano, fantomatiche associazioni  compariranno per organizzare convegni, incontri su le più disparate materie con il solo scopo di sponsorizzare qualche partito o candidato e, poi, i soliti infestanti manifesti, i comizi, ecc.

Insomma il copione è sempre lo stesso. Alla fine una coalizione vincerà, ma non basta vincere per poter governare liberamente e dare una concreta svolta alla nostra terra se si avranno le mani legate da compromessi ed accordi, se non si avrà la mente libera da interessi personali o di gruppi.

Ma è questa la politica, nel senso più autentico del termine, o quella che oggi chiamiamo politica è tutt’altra cosa? Sicuramente la politica, quella vera, è ben altra, è diversa da quella che oggi subiamo, frutto delle degenerazioni accumulatisi nel tempo.

Il termine politica, sappiamo, deriva dalla parola greca pòlis, che significa città organicamente costituita e non somma di interessi particolari. La pòlis è il luogo idoneo alla dimensione compiuta dell’esistenza. I greci vedevano nel vivere “politico” l’essenza della vita. La politica, dunque, nasce dall’uomo e si rivolge all’uomo per realizzare il bene comune, la qualità della vita di ogni essere umano, un bene che, essendo comune, non è di alcuni, ma universale. “Il bene comune – ha affermato Giovanni Paolo II – per essere veramente comune, deve essere in rapporto diretto con l’intera società” Il bene di tutti e quello di ciascuno si determinano l’un l’altro senza assorbirsi. Per realizzarsi il bene comune bisogna tenere presenti i principi di sussidiarietà e di solidarietà. Ed il bene comune è realizzabile solo con il partecipare alla vita politica, ogni individuo ha l’obbligo di parteciparvi per dare il suo contributo al perseguimento del bene comune.

Per realizzare il suo fine, la politica si serve del potere politico. La politica comporta certamente la ricerca, la conquista e l’esercizio del potere. Tuttavia, il potere non può essere l’unico elemento della politica. Il potere è necessario per orientare gli sforzi e gli interessi svariati verso un obiettivo comune. Il potere deve essere solo un mezzo per il raggiungimento del bene comune e di ciò in cui il bene consiste: l’ordine, la giustizia, l’affermazione ed il godimento dei diritti, il mantenimento della pace, della concordia sociale.

Se si stravolge il rapporto persona-società, il concetto di bene comune perde la sua valenza e la politica si riduce a ricerca e conservazione del potere. In tal modo, agire politicamente significa solo aspirare al potere, lottare per il potere, vivere per conquistare il potere, snaturando, come oggi spesso accade il vero senso della politica. Il potere politico non può essere a beneficio delle persone che lo esercitano, ma a beneficio della comunità e di tutti i membri che la compongono. La vera politica è, infatti, chiamata per sua natura a creare una società giusta, ad eliminare le condizioni che creano condizioni di disuguaglianze ed ingiustizie.

Ma sarà possibile fare in modo che il potere politico sia usato sempre per il bene comune o, ormai, è solo una utopia? Ormai nel sentire comune si connota la politica e chi fa politica ad aggettivazioni negative. Politica sembra essere sinonimo di affari, clientele, potere esercitato per fini personali o di gruppi. Per fortuna non è sempre così, ma tanti che potrebbero veramente dare un contributo per il bene comune prendono le distanze e preferiscono non occuparsene. Certamente la politica come esercizio del potere, è soggetta alla tentazione ed al rischio dell’abuso, della corruzione e del tornaconto. Ma la tentazione ed il rischio non tolgono dignità e valore, tanto meno consentono disimpegni e fughe.

Le accuse di arrivismo, di idolatria del potere, di egoismo e di corruzione non infrequentemente rivolte agli uomini della classe politica; come pure l’opinione diffusa che la politica sia un luogo di necessario pericolo morale, non giustificano minimamente né lo scetticismo, né l’assenteismo per la cosa pubblica. Anzi, quella sana e laboriosa parte della nostra società, tutti gli uomini di buona volontà, che quotidianamente con il loro lavoro, in silenzio e con dignità, mandavano avanti la nostra terra devono ancor di più sentirsi impegnati per il bene comune ed assumersi la responsabilità di lavorare di più per realizzarlo: Occorre, ora più che mai, una inversione di rotta, ma non quella che sentiamo proclamare nei comizi elettorali, ma quella vera e reale che porti finalmente il Sud ad uscire dalla disoccupazione, dalla miseria, creando servizi, infrastrutture, riuscendo con i fatti a competere con le altre regioni più avanzate.

La politica deve tornare ad essere servizio per la collettività, questo vale a livello nazionale, ma deve valere ancora di più per il nostro Sud se vogliamo uscire fuori dall’isolamento e dell’emarginazione sociale ed economico.

E’ su questi temi che bisogna confrontarsi, aprire dibattiti con le sane forze  e sono tante le componenti positive, individuare le priorità, le strategia per soddisfare i bisogni e, poi, individuare le persone, con una attenta selezione, che possono realizzare questo obiettivo. Non sarà facile, ma con la buona volontà è possibile. Se, invece, continueranno i rituali in atto, allora le speranze saranno ancora deluse e la nostra cara terra i nostri figli ne pagheranno  le conseguenze irrimediabili. Ma gli italiani sono ormai maturi ed attenti, anche perché scottati dalle esperienze precedenti, dovrebbero essere in grado, nel loro interesse, di valutare persone e cose e di scegliere nel modo migliore!!

D’altronde, con il referendum il popolo italiano ha dato una severa lezione alla classe politica, con una forte affluenza alle urne e ha voluto e saputo dimostrare che intende esercitare appieno la sovranità che la nostra Costituzione gli garantisce e saprà vorrà decidere per il proprio futuro, come meglio riterrà opportuno. Evidentemente i nostri bravi politici la lezione non l’hanno capita e continuano a perseguire logiche di potere, clientelari e spartitorie. Ma le urne ancora una volta parleranno. Intelligenti pauca!!

Luigi Bulotta

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