Quale futuro per l’economia dopo il Covid?

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La pandemia COVID-19 non lascerà affatto tranquilla l’economia dell’area euro. Cosa fare?

Walter Frangipane

Intanto sarà essenziale che sia le politiche fiscali che quelle monetarie rimangano per così dire mobilitate per realizzare una ripresa sostenibile. La B.C.E., io credo, dovrà finanziare una buona parte dei nuovi debiti, sicuramente dell’Italia, ma anche di altri Paesi europei, anche la Francia direi, il cui debito pubblico non è affatto trascurabile. Bisogna dire, però, che la Francia è la seconda economia dell’Area Euro, e quindi dovrebbe avere maggiori capacità dell’Italia, la quale è seconda come Paese manufatturiera dell’Area Euro, e queste due cose sono un po’ diverse fra loro. Senza dubbio occorre una grande capacità dei vertici economici europei di non perturbare i mercati del debito, ma qui occorre che la B.C.E. faccia molta chiarezza sia sugli obiettivi che sulle procedure.

Diversi Paesi stanno accumulando debiti a causa di questa pandemia. Ma questo vale anche per i Paesi d’oltre oceano. Infatti il World Economic Forum ha sottolineato, con un certo biasimo, che “As public debt in the US recently hit a peak not reached since world war II, a funny thing happened: the public didn’t really seem to mind.” cioè “Mentre il debito pubblico negli Stati Uniti ha recentemente raggiunto un picco non raggiunto sin dalla seconda guerra mondiale, è successa una cosa divertente: il pubblico non sembrava davvero preoccuparsene!”.

Speriamo almeno che ce ne preoccupiamo noi italiani, per tornare al nostro Paese, al di là delle scelte se Recovery Fund e/o M.E.S.  E la situazione potrebbe aggravarsi negli anni a venire, in particolare sul medio e sul lungo termine. Allora, visto così, quale modello di sviluppo sarebbe ottimale per il nostro Paese? Chi può rispondere? Intanto in questo contesto ci sono diversi gradi di propensione al consumo e diversi gradi di produttività, che non sto qui ad affrontare. Ma anche se lo Stato stesso, a parte gli imprenditori, tenderà a contrarre i consumi e gli investimenti e ad aumentare la tassazione, gli investitori non potranno riallocare i loro redditi in altri Paesi?

Ed allora bisognerà stare molto attenti nella gestione del debito pubblico, distinguendo fra debito buono e debito non buono (per non dire debito cattivo), ma non mi permetto entrare nel merito politico-economico, al fine di ottenere dei buoni rating da parte delle Agenzie preposte che rappresentano la “proxit” (elementi specifici di informazione) per il rifinanziamento del debito a tassi più contenuti, da parte dei creditori, i quali sono molto attenti, fra le altre cose, alla qualità del debito, alla durata media, alla posizione dell’Italia “verso l’estero” e, non dimentichiamolo, alla validità delle riforme volte a migliorare la produttività e il reddito dell’Italia.

Walter Frangipane

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