I PIONIERI DEL VOLONTARIATO A CATANZARO: LA STORIA DEL “CENTRO CITTADINO PER I SERVIZI SOCIALI”
C’è stato un tempo, tra gli anni ’70 e ’80, in cui termini come “assistenza domiciliare” o
“medicina di comunità ” non erano di uso comune. Eppure, a Catanzaro, un gruppo di
sognatori già nel lontano 1976 stava trasformando queste parole in realtà.
L’ideatore di questo sogno fu il Dr. Mario Cortese, un medico di famiglia che insieme ad
altri professionisti (medici geriatri, infermieri, assistenti sociali, avvocati…), fondò
un’associazione di volontariato assolutamente innovativa per l’epoca: una OdV ante
litteram.
Voglio ricordare alcuni di questi straordinari pionieri (citando a memoria e scusandomi per i
tantissimi che mi sfuggono): Mario Cortese, Giovanna Bianco, Stelio Cannistrà, Andrea
Mussari, Antonio Gassi, Antonio Martelli, Nicola D’Amico, Giuseppe Verbaro, Renato
Curcio, Libero Giampà, Salvatore Giampà, Antonio Pallone, Giuseppe Cirillo, Umberto
Polli, Sebastiano Rivaschiera, Pepè Trapasso, Vincenzo Zagari, Filippo Vecchio, Clara
Sandulli, Umberto Teti.
Tanti, tanti volontari: , medici, anche specialisti, assistenti sociali, psicologi, infermieri e
persone di ogni età e condizione che offrivano il loro tempo libero come animatori,
accompagnatori (con il proprio automezzo), addetti alla cucina allestita nel Centro Anziani
e all’aiuto domestico nelle abitazioni (l’indimenticata signora Iolanda). A questi si
affiancavano decine di tirocinanti infermieri dell’Ospedale Pugliese e della Scuola di
Servizio Sociale. Un pensiero particolarmente grato va agli “obiettori di coscienza” (i
volontari del Servizio Civile di allora) e ai boys scout dell’AGESCI. Per tutti un’esperienza
indimenticabile e formativa anche professionalmente.
Alcuni degli stessi anziani si dedicavbano essi stessi al volontariato, aiutando altri anziani
non autosufficienti, collaborando nelle attività ricreative, realizzando abiti per la festa di
carnevale e oggettini finemente decorati che venivano poi esposti nelle apposite mostre.
Il Centro Cittadino per i Servizi Sociali portava un aiuto concreto agli anziani dei quartieri
più degradati del centro storico, inventandosi servizi che oggi diamo per scontati:
� SERVIZI DOMICILIARI: aiuto domestico e pasti caldi nelle case degli anziani,
assistenza medica e infermieristica, manutenzione e adeguamento dell’alloggio per
favorire l’autonomia, o anche semplicemente compagnia alle persone che vivevano sole
ed emarginate (questo lo facevano soprattutto i boys scout e altri giovani volontari).
I CENTRI DIURNI: Ben cinque a Catanzaro, situati nei vari quartieri! Una seconda
casa dove gli anziani potevano stare al caldo d’inverno e freschi d’estate, fare una doccia,
pranzare, misurare la pressione e praticare visite e cure mediche o semplicemente
trascorrere le giornate in fraternità. Verso sera, a una certa ora, ognuno tornava presso la
propria abitazione dove venivano apportate modifiche per migliorare l’autonomia e la
sicurezza. Non mancavano cenette in pizzeria e presso lo stesso Centro nonché
ovviamente gite, anche fuori regione e soggiorni vacanza presso le più rinomate strutture
balneari come l’Hotel Club Le Castella. Come si manteneva?: centinaia di persone offrivano
una quota sociale di mille lire al mese o per “offerte alla memoria”. C’erano inoltre
donazioni volontarie da parte di commercianti, aziende, professionisti. Qualche volta il
Comune finanziava una gita o un soggiorno vacanza. Secondo me aveva ragione il Dr.
Cortese : in realtà dietro a tutto questo c’era la Divina Provvidenza. Non si spiega in altro
modo e ci furono segni indubitabili e sorprendenti che lo confermano. Anche Natuzza, in
un’occasione, si espresse in questi termini come mi raccontò un testimone.
Il Centro Anziani si caratterizzava per una formula ancora oggi innovativa e poco usata: tra
l’assistenza domiciliare e la permanenza temporanea nella struttura diurna protetta non
c’era una netta separazione perché l’una era in continuità con l’altra alternandosi
flessibilmente a seconda delle necessità. Un’idea, un modello innovativo di assistenza che
mi rimase nella mente e nel cuore quando anni dopo ebbi l’occasione di predisporre
presso il Dipartimento Politiche Sociali della Regione Calabria le linee guida dei servizi
domiciliari per le persone non autosufficienti.
� Laboratori e prevenzione: Sartoria, artigianato, corsi di educazione igienica e alimentare
e persino ginnastica dolce nella palestra appositamente attrezzata presso lo stesso
Centro.
� Anziani al servizio della città: I nonni non erano solo assistiti, ma risorsa! Istruiti dalle
Circoscrizioni, facevano vigilanza fuori dalle scuole elementari e assistevano i bambini
nella mensa scolastica.
� Animazione nelle comunità: Feste di quartiere, cenette in pizzeria e indimenticabili
soggiorni-vacanza a prezzi ridottissimi grazie alla sensibilità di alcuni gestori.
Non c’era separazione tra i volontari e gli anziani: tutti partecipavano con entusiasmo alla
vita della comunità. E la loro visione guardava lontano: trent’anni dopo la sua fondazione
questa associazione fu promotrice delle “Associazioni Amiche” (che ricevette il plauso di
Luciano Tavazza, padre fondatore del volontariato in Italia) una delle primissime
esperienze di “Rete”, oggi giustamente valorizzata dalle leggi sul Terzo Settore e.
Catanzaro è anche questo è giusto ricordarlo.
� E voi, ricordate il Centro Cittadino per i Servizi Sociali? Avete conosciuto qualcuno di
questi volontari o avete partecipato alle loro iniziative? Condividete i vostri ricordi nei
commenti.
Cesare Nisticò




