Coronavirus: pensiamo alla scuola, agli esami di maturità, ma soprattutto alla vita

 Coronavirus: pensiamo alla scuola, agli esami di maturità, ma soprattutto alla vita

Dopo lo sbandamento iniziale a causa del coronavirus e del conseguente improvviso periodo di emergenza che ha costretto l’Italia e il mondo intero a fermare quasi tutte le attività e rinserrarsi in casa per contenere la propagazione del virus che ormai da mesi ha stravolto le vite di milioni di persone, negli ultimi tempi, a poco a poco, ciascuno ha preso coraggio (anche troppo!) per cominciare a propagare e diffondere a macchia d’olio, quasi parallelamente al virus, le proprie opinioni.

E dai più alti esperti dei settori specificamente coinvolti fino a coloro che sono rimasti semplicemente a osservare, da casa (e forse neanche sempre!), il progredire delle vicende, avvolti in un alone di speranza e timore, la massa di informazioni, fake news e “opinioni opinabili” ha ormai completamente affollato sia il web che le emittenti televisive e le testate giornalistiche. Tanto che ormai la popolazione si barcamena continuamente tra le notizie ufficiali giornaliere del Governo e della Protezione Civile e quelle, meno ufficiali e più ufficiose, di esperti giornalieri che affermano tutto e il contrario di tutto, gettando ancor di più lo scompiglio in un caos preesistente.

E la scuola? Ebbene, la situazione non cambia affatto in questo settore, anzi si complica ulteriormente. Concorsi o non concorsi, esami di maturità o non esami di maturità, rientro in classe o non rientro in classe? Sono questi e tantissimi altri gli interrogativi che tempestano quotidianamente i siti e le bacheche di ogni social, creando scompiglio (sic!) ancor di più tra i giovani e gli adolescenti del nostro tempo, che, a ben pensarci, sono gli unici che stanno affrontando in maniera seria e matura questa situazione, senza troppe chiacchiere o fronzoli. La didattica a distanza, si sa, ha completamente stravolto lo stile di vita, soprattutto nel nostro Paese, che non vi era affatto abituato, creando sistemi di apprendimento e valutazione alternativi in un’epoca in cui, per fortuna, il digitale ci fa da supporto quotidianamente.

E, tralasciando i problemi che alla didattica a distanza medesima sono collegati, da quelli più strettamente logistici a quelli economici, nei quali i docenti tuttavia compiono ormai da mesi sforzi sovrumani per garantire il diritto all’istruzione e attutire il trauma del distacco dalla scuola e dalla quotidianità, cosa resta da fare? Si direbbe, quasi, lamentarsi continuamente. Perché è questo che i ragazzi oggigiorno stanno percependo più di ogni altra cosa dagli “adulti”.

Per non parlare della questione concorsi: è vero che ormai sono sei anni che la scuola è ferma, immobilizzata, senza dare la possibilità a decine di migliaia di docenti, molti dei quali preparati e con tanta esperienza, di entrare di ruolo, e c’è anche una certa urgenza di far sistemare i “precari”, ma è pur vero che, aspettato ormai così tanto, si poteva attendere un altro po’, affinché la situazione fosse più tranquilla dal punto di vista sanitario e sociale, senza mettere a rischio centinaia e centinaia di docenti, lanciati all’improvviso in improvvisati bandi fatti in fretta e furia (e quasi per ripicca nei confronti dei sindacati o di alcuni partiti politici, anziché per il bene dei docenti medesimi) e senza tenere conto realmente delle esigenze reali della scuola, che in effetti in tutti questi anni è stata tenuta in piedi proprio da molti dei precari che dai concorsi sono esclusi, per un motivo o per un altro.

Ad ogni modo e per concludere, ciò che crea ancor più dilemmi e perplessità, è il fatto che, in questo come in altri campi, sono spesso e (mal)volentieri i non esperti a dire la loro, proponendo, per opinioni personali o per (mal) sentito dire, soluzioni alternative a dir poco imbarazzanti.

Come quella di tornare subito a scuola, oppure di dover affrontare gli esami di maturità di persona, “perché è un’esperienza unica e irripetibile nella vita”! Certo, unica e irripetibile come la vita stessa, verrebbe da rispondere. Non è e non sarà sicuramente l’unico importante evento della vita dei ragazzi (che secondo le statistiche il più delle volte vivono la maturità come un trauma e quindi non saranno certamente loro a chiedere insistentemente di volerli sostenere di persona!), siccome già lauree, matrimoni, funerali e sacre funzioni sono avvenute e stanno avvenendo in streaming o in completo isolamento.

Eppure non hanno minore importanza, pare. E gli studenti stessi questo lo hanno già capito (stando all’esperienza personale e di altre fonti parallele). “Scrittori, dotti, uomini colti” e tanti altri, dunque, starebbero insistendo e facendo pressione sul Ministero della Pubblica Istruzione affinché non si precluda a questi ragazzi un’esperienza così importante, senza tener conto degli altissimi rischi che ne conseguirebbero e della scarsa possibilità di attuazione dei loro “piani d’azione”.

Ma lor signori hanno capito con cosa abbiamo a che fare, oppure no? L’unica vera priorità, in un momento in cui ancora la luce in fondo al tunnel non pare vedersi, è e resta la vita, proprio per assicurare che in futuro si possano vivere (magari) altri momenti importanti, forse anche di più dell’esame stesso di maturità.

Ebbene, questa maturità, che giovani studenti stanno già dimostrando, grazie agli sforzi congiunti propri e dei loro docenti, sarà egualmente perseguibile, come ogni altra cosa, anche a distanza, per garantire, prima ancora del diritto allo studio, proprio il diritto alla vita.

Massimiliano Lepera

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