Disoccupazione e lavoro: servono nuove politiche a sostegno dei giovani

Il lavoro è l’elemento fondamentale di ogni società. Non a caso la nostra Costituzione pone il lavoro come fondamento della Repubblica democratica, garantendolo e tutelandolo in ogni sua forma. La vita degli uomini è sempre stata costruita intorno al lavoro. Si può affermare che la figura del lavoratore ha rappresentato l’ideale soprattutto nella società industriale.

Nel corso delle generazioni sono cambiate molte cose relative al lavoro: l’organizzazione, la cultura, il rapporto con l’uomo, le norme che lo disciplinano;  ma tutte le trasformazioni organizzative e culturali non hanno per nulla modificato il ruolo del lavoro che è e rimane l’elemento decisivo della identità personale, familiare e sociale.

Il lavoro, in una società civile è senz’altro un diritto, inteso però nel senso della necessità che sia garantito lo svolgimento di una occupazione scelta liberamente secondo i criteri del mercato del lavoro. Per tali motivi in una società dove aumenta il numero dei senza lavoro i diritti civili dei cittadini appaiono mutilati e la democrazia viene inevitabilmente messa in causa.

La disoccupazione è, in effetti, un grave ed angosciante problema. Gli economisti hanno con fondatezza di argomenti sostenuto che il tasso di disoccupazione influisce negativamente sul tasso di attività, nel senso che una elevata disoccupazione spinge un numero crescente di individui a rinunciare a tale ricerca, aumentando in tal modo la schiera dei disoccupati.

A sostegno della promozione del lavoro negli ultimi anni sono stati predisposti progetti di legge, iniziative di varia natura, incentivi che in parte hanno alleviato il problema, ma certo non lo hanno risolto. Sicuramente occorre una seria, attenta e concreta politica del lavoro, ma non c’è dubbio che la conoscenza, l’istruzione, la formazione, la qualità delle competenze, della professionalità rappresentano la formula per il successo nel mercato del lavoro, oggi sempre più competitivo e selettivo.

In questo contesto può avere grande rilievo lo sviluppo di politiche e di interventi tesi a sperimentare le attività d’impresa come mezzo per favorire il raccordo tra il mondo degli studi ed il mondo del lavoro. Non c’è dubbio che studio e lavoro rappresentano un binomio inscindibile, dal momento che attraverso lo studio si acquisiscono le conoscenze e la preparazione di base per consentire ad un giovane di lanciarsi nel mondo del lavoro.

In Italia vi sono molti giovani che hanno tante capacità, che sono pieni di  entusiasmo, di creatività, ma queste doti spesso da sole non bastano per inserirsi nel lavoro. Occorrono iniziative che consentano di far emergere le vocazioni ed attitudini dei giovani, favorendo l’acquisizione di valide esperienze professionali che rendano concreta la loro energia creativa ed introducano la cultura d’impresa come valore. Tutto ciò stimola senza dubbio il cambio di una  mentalità che spesso induce i nostri giovani ad aspettare passivamente una occasione di lavoro. Invece, occorre esaltare le capacità dei giovani, stimolarli e supportarli per fare in modo di crearsi da soli il lavoro realizzando imprese, entrando nel mondo dei consigli di amministrazione, delle ricerche di mercato, della finanza, delle banche, realizzando, insomma una inversione di tendenza che nel nostro Sud sarà sicuramente foriera di risultati positivi per l’occupazione e per lo sviluppo economico.

Goethe, illustre scrittore e poeta dell’ 800, affermò saggiamente che “ i migliori governi sono quelli che insegnano ai cittadini a governarsi da soli”.  Lo Stato e le istituzioni, in effetti, debbono proprio favorire, soprattutto i giovani, nella autodeterminazione responsabile della loro vita, creando le condizioni che consentono il pieno sviluppo della persona umana e rimovendo gli ostacoli che impediscono realmente la manifestazione delle capacità di ogni persona. E’ questa una delle sfide importanti da portare avanti per il futuro dei nostri figli: creare le condizioni per far diventare i giovani “imprenditori di se stessi”. La pseudo politica che ci governa, farà qualcosa?

 

Luigi Bulotta

 

fonte fotografica: Avvenire.it

Commenti Facebook